Umberto Galimberti - Lo spaesamento e l'etica del viandante

Martedì 26 gennaio 2027, lo Spazio Tondelli di Rimini ospita una lectio di Umberto Galimberti dedicata al tema dello spaesamento e dell'etica del viandante.
Il punto di partenza è la diagnosi dell'età contemporanea: l'Occidente ha costruito la propria civiltà su due grandi radici — il mondo greco e la tradizione giudaico-cristiana — entrambe fondate sull'idea di un cosmo ordinato e stabile, dotato di senso e di fine. Con l'avvento della tecnica, quell'orizzonte si è dissolto. La tecnica, scrive Galimberti, non tende a uno scopo, non offre scenari di salvezza, non svela verità: semplicemente funziona. L'etica tradizionale, intesa come forma dell'agire in vista di fini, celebra così la propria impotenza, mentre il mondo è sempre più regolato dal fare come pura produzione di risultati.
Di fronte a questo scenario, Galimberti propone la figura del viandante come modello etico alternativo. A differenza del viaggiatore, il viandante non ha meta: il suo percorso nomade non è anarchica erranza, ma assunzione consapevole dell'assenza di uno scopo. Il viandante cammina per non perdere le figure del paesaggio, scopre il vuoto della legge e il sonno della politica, e riconosce nell'umanità intera una condizione di frontiera — come l'Ulisse dantesco. Contrapposta all'etica antropologica del dominio della Terra, l'etica del viandante denuncia un modello di civiltà la cui diffusione planetaria coincide, secondo Galimberti, con la messa in pericolo della biosfera stessa. Il viandante percorre la terra senza possederla, perché sa che la vita appartiene alla natura.

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