Teatro
IL DIARIO DI ANNE FRANK

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Considerato uno dei capolavori del teatro del Novecento e vincitore del Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1956, Il Diario di Anne Frank prende avvio dal ritorno di Otto Frank, unico sopravvissuto della sua famiglia, nel rifugio segreto di Amsterdam. Qui ritrova il Diario tenuto dalla figlia Anne e, mentre ne sfoglia le pagine, il passato torna a vivere.
È il 1942. Nell’Amsterdam occupata dai nazisti, mentre la persecuzione degli ebrei si fa sempre più feroce, la famiglia Frank è costretta a nascondersi. Anne trascorrerà due anni nel rifugio segreto insieme alla sua famiglia, alla famiglia Van Daan e al dottor Dussel, vedendo il cielo soltanto attraverso una piccola finestra.
Con una scenografia sviluppata su due livelli e quattro ambienti, lo spettacolo si costruisce come un lungo piano sequenza nel quale dieci attori danno vita, attraverso una narrazione corale, alla quotidianità del rifugio, muovendosi sul sottile confine tra tragedia e leggerezza. Circostanze estreme e inimmaginabili fanno emergere caratteri diversi e contrastanti, egoismi e solidarietà, paura e speranza, fino allo sbocciare di un giovane amore.
E anche quando la fine appare ormai imminente, Anne continua a custodire intatta la sua voglia di vivere e la sua fiducia nell’umanità: «…continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo…».
È il 1942. Nell’Amsterdam occupata dai nazisti, mentre la persecuzione degli ebrei si fa sempre più feroce, la famiglia Frank è costretta a nascondersi. Anne trascorrerà due anni nel rifugio segreto insieme alla sua famiglia, alla famiglia Van Daan e al dottor Dussel, vedendo il cielo soltanto attraverso una piccola finestra.
Con una scenografia sviluppata su due livelli e quattro ambienti, lo spettacolo si costruisce come un lungo piano sequenza nel quale dieci attori danno vita, attraverso una narrazione corale, alla quotidianità del rifugio, muovendosi sul sottile confine tra tragedia e leggerezza. Circostanze estreme e inimmaginabili fanno emergere caratteri diversi e contrastanti, egoismi e solidarietà, paura e speranza, fino allo sbocciare di un giovane amore.
E anche quando la fine appare ormai imminente, Anne continua a custodire intatta la sua voglia di vivere e la sua fiducia nell’umanità: «…continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo…».
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