Teatro
IL GIORNO DEL GIUDIZIO - SU TOCCU PASAU

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Dal Giorno del giudizio di Salvatore Satta, un racconto corale in lingua sarda restituisce le voci di Nuoro, tra destini individuali e memoria collettiva.
La seconda parte della fortunata trasposizione scenica del romanzo Il giorno del giudizio di Salvatore Satta, scritta e diretta da Marco Spiga e prodotta da Sardegna Teatro.
Un affresco corale che si apre con il lento rintocco delle campane di Santa Maria, simbolo del passaggio tra vita e morte nel borgo di Nuoro. Dal campanile della cattedrale, il narratore osserva il tempo che consuma e trasforma, segnando la fine di un’epoca e delle sue figure. Le morti di personaggi come Boelle e Fileddu scandiscono una narrazione che si concentra soprattutto sulle donne, come Gonaria, custodi silenziose della memoria collettiva e della storia “senza storia” di Nuoro. Accanto a loro, si muove la Curia nuorese: il prete buono ma disincantato, Ciriaco, l’inquietante Prete Porcu, simbolo di una religione corrotta e grottesca, e l’affannato Prete Pirri, figure che incarnano il fragile equilibrio tra fede e umanità.
Un racconto teatrale sospeso tra sacro e profano, dove il tempo, come un lento rintocco, scandisce la dissolvenza di un mondo e la resistenza della memoria.
La seconda parte della fortunata trasposizione scenica del romanzo Il giorno del giudizio di Salvatore Satta, scritta e diretta da Marco Spiga e prodotta da Sardegna Teatro.
Un affresco corale che si apre con il lento rintocco delle campane di Santa Maria, simbolo del passaggio tra vita e morte nel borgo di Nuoro. Dal campanile della cattedrale, il narratore osserva il tempo che consuma e trasforma, segnando la fine di un’epoca e delle sue figure. Le morti di personaggi come Boelle e Fileddu scandiscono una narrazione che si concentra soprattutto sulle donne, come Gonaria, custodi silenziose della memoria collettiva e della storia “senza storia” di Nuoro. Accanto a loro, si muove la Curia nuorese: il prete buono ma disincantato, Ciriaco, l’inquietante Prete Porcu, simbolo di una religione corrotta e grottesca, e l’affannato Prete Pirri, figure che incarnano il fragile equilibrio tra fede e umanità.
Un racconto teatrale sospeso tra sacro e profano, dove il tempo, come un lento rintocco, scandisce la dissolvenza di un mondo e la resistenza della memoria.
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