Crave, spettacolo di Sarah Kane diretto e interpretato da Leda Kreider

Giovedì 26 novembre 2026 alle ore 19.30 il Teatro Gustavo Modena di Genova (piazza Gustavo Modena 3) ospita, nell'ambito del Festival dell'Eccellenza al Femminile, lo spettacolo Crave, una delle opere più radicali e taglienti di Sarah Kane, qui diretta e interpretata da Leda Kreider (traduzione Barbara Nativi; produzione Emilia Romagna Teatro Ert / Teatro Nazionale, TrentoSpettacoli).
Attrice italoamericana capace di abitare lingue, identità e stati emotivi differenti, Kreider affronta questo testo come una partitura incandescente, lasciando emergere tutta la sua forza poetica e la sua violenza interiore. In Crave non c’è una trama tradizionale, ma un flusso di voci che si cercano, si sfiorano, si feriscono, si sovrappongono. Quattro presenze – A, B, C, M – compongono un tessuto verbale frammentato e musicale, in cui il desiderio si intreccia all’ossessione, l’amore alla dipendenza, la tenerezza alla distruzione.

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Sarah Kane, straordinaria drammaturga inglese, che si è tolta la vita nel 1999, a ventotto anni scava nel linguaggio fino a farne materia viva, nuda, tagliente: parole che non raccontano semplicemente un’esperienza, ma la incarnano. La messinscena di Leda Kreider valorizza questa dimensione sonora e sensoriale del testo, trasformando la scena in un paesaggio mentale rarefatto, attraversato da strutture mobili, immagini proiettate e tessiture sonore che amplificano il riverbero emotivo della parola. Una delle voci resta in inglese, lingua originale dell’opera, e crea con l’italiano un continuo campo di tensione e risonanza: un dialogo profondo fra due idiomi e due appartenenze, che riflette anche la natura stessa dell’interprete.
Ne nasce uno spettacolo intenso, visionario, che restituisce tutta l’attualità di Sarah Kane e la sua capacità di nominare l’inquietudine del presente. Crave è una confessione spezzata, una partitura del sentimento, un attraversamento dell’abisso in cui amore e rovina si rispecchiano senza tregua. E proprio in questa esposizione estrema, fragile e feroce, il teatro ritrova la sua necessità più profonda.










